lunedì 13 settembre 2010

I bambini e la città

8 giugno 2010. Senza saperlo è il primo compleanno del gruppo di lettura: è il dodicesimo incontro e, come la prima volta, ci ritroviamo a casa di Matteo.
Anche gli argomenti in qualche modo si intrecciano, passando dal personale al collettivo: se avevamo iniziato a parlare di noi attraverso gli albi più cari della nostra infanzia, dopo un anno abbiamo provato a guardare come la città è raccontata negli albi per bambini.

Nei libri letti insieme la città è raccontata attraverso molteplici chiavi di lettura che approfondiscono a diversi livelli il legame tra infanzia e territorio.

Una città è innanzitutto un luogo da esplorare con un libro-mappa in mano per scoprirne la geografia, l’architettura, i suoi simboli, i colori, i rumori e gli odori, come con la guida di Barcellona di Javier Zabala (foto 1, 2) o nel libro I love N.Y. di Niemann o con la Guida al museo per bambini di Staten Island:

C. Niemann, I Love N.Y, Abrams Image, 2010

Building Buildings, Staten Island Children's Museum



Nei libri per la prima infanzia è generalmente rappresentata la vita quotidiana delle città sia all’interno di una casa per scoprire i riti della vita personale e famigliare sia negli spazi collettivi per  raccontare i mestieri, le attività, gli incontri e le relazioni.  Tipici sono i libri di Richard Scarry per insegnare parole, numeri o la funzione o il funzionamento di  oggetti e macchine o le storie della famiglia dei Barbapà, nati dal giardino di una qualsiasi casa di provincia.
Interessantissimo è Il piccolo marroncini (1972) di André Francois che racconta “la storia di un bambino di città che scopre la vita di campagna e i rapporti più umani con la gente semplice” e mette in luce sia lo sguardo dei bambini sulle piccole esperienze di una città sia il rapporto con la campagna.



A. Francois, Il piccolo Marroncini, 1972

I bambini non tagliano a fette la realtà ma la vivono, e tutto quello che porta a scoprire una buona relazione è stupendo (Emanuela Bussolati)

Nei libri per i più grandi la città diventa anche luogo della conoscenza e della crescita. La complessità della città invita alla curiosità e alla scoperta, all’osservazione e allo sviluppo del pensiero.


In Di notte sulla strada di casa di Giovanna Zoboli e Guido Scarabottolo, la città notturna che entra dal finestrino di un auto che corre lungo la strada che porta verso casa diventa per un bambino fonte di ispirazione e occasione di domande significative sulla realtà.  

G. Doremus, Rhino des villes, Autrement, 2010











Con Rhino des villes di Gaëtan Doremus scopriamo che una volta i rinoceronti popolavano le città prima di scomparire: il libro diventa un invito a aguzzare la vista per trovare e riconoscere le figure dei rinoceronti nelle nostre città e di conceder loro “un piccolo posto nella testa”.

La città è nello stesso tempo il luogo della chiusura, dell’indifferenza, della  solitudine, della mancanza di orizzonti e spazi aperti, come racconta la storia de Il signor nessuno di Joanna Concejo, anziano uomo invisibile agli occhi dei più ma che di notte fabbrica stelle, o la storia de La città di Armin Grader in cui la città è metafora di crescita e di costruzione identitaria attraverso il distaccamento dal “peso” materno.

Significativo Through the magic mirror di Anthony Browne che racconta il sogno ad occhi aperti di un ragazzino dentro le mura di casa che mette in rilievo la dimensione di chiusura dell’ambiente domestic delle città e quella di libertà che nasce solo nell’immaginazione fantastica.

La città è vista anche come elemento che turba la pace e la naturalità delle cose (sguardo non osservativo ma moralistico-mistificatorio vs Piccolo Marroncini) come in Macao et cosmage ou l’experience du bonheur (1919) di Edy Legrand o più metaforicamente in Popville di Anouk Boisrobert e Louis Rigaud.

Oppure la città è luogo dell’immaginazione, del sogno e dell’utopia, come la Venezia di Zavrel, la città idealizzata da un cane ne La stella dei Pirenei di Vivian Lamarque o Voyage au fond de l’ocean di Hwang Eun-ah in cui, tra una fermata e l’altra della metropolitana di Parigi, una bambina coreana sogna ad occhi chiusi paesaggi marini.

La città è anche il tessuto della storia e della memoria come in tutti i libri di Peter Sis.
La città stessa, infine, può essere un libro da leggere e scrivere come rivelano i murales in movimento di Blu.

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