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mercoledì 23 febbraio 2011

Carta da risguardi

La creazione della carta da risguardi è opera degli artisti e stampatori del Settecento, vede il suo periodo aureo nel periodo dell’Art Nouveau (...). La sua nascita è da attribuire al desiderio di creare un passaggio dall’esterno all’interno, in questo caso dalla copertina al testo. Il libro ne veniva esteticamente valorizzato, innalzato; si trattava di un’innovazione che acquistò un notevole significato per la qualificazione editoriale del libro. Per Walter Crane la carta da risguardi deve essere considerata come una corte, o anche un giardino o un tratto di terreno erboso davanti all’ingresso. Non si vuole che vi si indugi a lungo, ma vi dovremo cogliere qualche accenno o incoraggiamento per procedere a entrare nel libro. (...) Se è il caso di essere festosi e prodighi, se il libro è destinato all’ondata natalizia o ai bambini, possiamo catturarvi un’idea fugace come una farfalla in volo.

L’artista e il grafico che lavorano alla decorazione della carta da risguardi non potevano dimenticare il rapporto che il disegno eseguito sulle due facciate comprese tra la copertina e il frontespizio doveva avere con il testo del libro. La carta da risguardi doveva suggerire con delicatezza il contenuto e il carattere del libro, quindi essere semplicemente un accenno al contenuto del volume, senza anticiparlo, per trasmettere, con il suo fascino estetico, l’atmosfera che proviene dalla scrittura e dall’illustrazione vera e propria.

Si potrebbe definire come tappezzeria del libro, mi piace però pensarla come una grande e calda coperta arabescata, un oggetto transizionale, un talismano, in grado di avvicinarci all’interpretazione, ma anche, sembrano suggerirci gli arabeschi della nostra coperta, un monito che ci proviene da Henry James che con il suo celebre racconto La figura nel tappeto ci mette in guardia dall’accanimento nei confronti del testo al fine di carpirne il segreto e di porre il suo autore al termine del mistero. Naturalmente il racconto si conclude con il fallimento dell’impresa; la figura, la cifra intessuta finemente tra le cifre di un tappeto persiano, non è un bene di consumo, ma una ricompensa che richiede adesione completa, un dono di tutta una persona. (...) siamo sulla soglia, è nostra intenzione leggere il testo e le sue illustrazioni senza violentarlo, convinti di stare costruendo qualcosa di diverso, un testo nostro, il testo della nostra vita qui e ora.


Da Respirando carta da risguardi. Lettori e illustratori in fabula, di Mirca Casella, in Infanzia e racconto. Il libro, le figure, la voce, lo sguardo (a cura di Emy Beseghi), Bononia University Press, Bologna 2008


Piera

mercoledì 9 febbraio 2011

Carte di guardia

24 gennaio 2011. Questa volta di un albo illustrato leggiamo solo ciò che ricopre l'interno della copertina e il primo e l'ultimo foglio. Prendiamo in considerazione ciò che non fa nemmeno parte del libro, visto che le SGUARDIE non vengono calcolate come pagine.
Letteralmente sono "carte da guardia", luogo dove fermarsi a guardare.
Perché c'è molto da scoprire quando non sono banalmente uno spazio vuoto e trascurato dall'editore che ha pensato solo alla copertina.

Per tener viva la ricchezza dell'incontro ho raccolto le frasi chiave sulle sguadie.

Le sguardie sono la prova del nove di un libro, un luogo di sintesi, dove si esprime un livello metaforico superiore, dove mettere insieme gli elementi di una storia e dare risalto anche ai dettagli.
Nelle sguardie l'autore parla direttamente con il lettore, gli fa l'occhiolino.
Sono uno spazio di gioco più "rilassato": per l'illustratore un regalo di libertà espressiva dopo la fatica della storia, per il lettore una pausa prima e dopo la storia per divertirsi a osservare.
Nelle sguardie c'è sempre qualcosa in più: all'inizio indicazioni di quello che troverai nel libro o alla fine un accompagnamento per uscirci.



























Le sguadie sono sempre già storia.


Se pensiamo a un libro come una casa, la copertina è una porta e le sguardie un corridoio, uno spazio di transito.
Se immaginiamo un libro come un teatro, nella prima sguardia troviamo un antefatto, nella seconda una soluzione di quello che è successo o un'apertura a quello che succederà.

Non è detto che le sguardie siano in linea con la storia, la loro fattura può essere in netto contrasto con la classicità del testo.
Le sguardie hanno anche semplice funzione decorativa e di ambientazione della storia.



Una volta erano usate come introduzione al libro (una sorta di dichiarazione di intenti e principi con i ringraziamenti) e alla fine come spazio pubblicitario.


lunedì 27 dicembre 2010

End papers o sguardie o risguardi....

Prima di tutto dovremo cercare di capire "come" si chiamano, anche se alla fin fine credo proprio che i termini siano equivalenti.... Ma siccome con altissima probabilità il prossimo incontro sarà dedicato proprio a loro, le sguardie, magari possiamo cominciare ad affinare l'occhio attraverso questa pagina, che si chiama appunto End Papers. L'ho scoperta qualche anno fa e l'ho trovata interessantissima. C'è un po' di tutto e non solo libri per bambini.... Qualche assaggio qui sotto!