giovedì 14 ottobre 2010

Gli Abecedari


Salutandoci per le vacanze estive si era proposto un compito "facile", da primo giorno di scuola: gli abbecedari.
Messi sul tavolo numerosi esempi (vedi bibliografia) ci siamo resi conto che non è un compitino da primi della classe ma un ricco ricettario: aveva forse ragione Abel Faivre a far saltare in padella le lettere che componevano la testata dell’Album in una sua copertina del 1902? Da noi il merito va ad Arianna che pur essendo una fan sfegatata della nutella ha cucinato per noi belle (e soprattutto buone) letterine di frolla.

Premesse culinarie che ricordano un abbecedario "popolare" della cultura anglosassone interpretato, fra gli altri, da Kate Greenaway: nel suo A apple pie del 1884, ancora oggi alla top ten degli abbecedari storici ristampati, le lettere dell’alfabeto introducono azioni necessarie alla conquista del dolce: Cut it; Eat it; Ran for it; Took it etc…
È Loredana a riportarci però immediatamente in classe con un suo abbecedario per la prima elementare del 1948 che si presentava ai piccoli lettori con un "incoraggiante" Verso la luce.

Si sono così ricordati gli abbecedari appesi alle pareti – anche se nessuno ha portato l’ABC di boccacce di Alessandro Sanna che avevo lasciato a casa pensando che vi sarebbe stato in mille salse! –, le lettere associate alle onomatopee o alle parole più semplici, fino ai collegamenti visivi più complessi amati dai giovani e giovanissimi illustratori e grafici (titoli mancanti).
A toglierci d’impaccio è la premessa di un Piccolo alfabetario illustrato:


“I pensieri si fanno con le frasi.
Le frasi si fanno con le parole.
Le parole si fanno con le lettere.
Bisogna conoscere le lettere per evitarle.
Così non si hanno pensieri.”


L’autore, Loverso (uno pseudonimo che oltre a sapere di poesia sa di macchie sulla tovaglia) intende giocare con le parole alla maniera "dada": la p che “spesso i bambini ne fanno due addosso”, un “W Garibaldi” e in quarta di copertina  “è finito. Non c’è altro. Un caffè? No, grazie” (loverso!)
A una certa ora e soprattutto a una certa età …. superata l’emozione del primo giorno di scuola, si apprezzano più le lettere dorate d’olio o di burro (senza tralasciare "l’isola del lardo", puntualmente ricordata da qualcuno… e c’è di certo una pagina di Guareschi che ne potrebbe dare giustizia): così le Belle lettere di Rubino (tra le dimenticanze che mi sono venute in mente il giorno seguente) rincuora i piccoli scolari con un finale che vede le lettere appese su un filo a comporre la parola "STUDIA!", ma i versi ben lungi dallo spaventare ricordano invece che:

“Le ventun figlie del Re
nel giardin giocan tra sé
e, a seconda si dispongono,
frasi e sillabe compongono.

Così il piccolo invitato
Tra un sorbetto e un mandorlato,
può con gran facilità
imparare il BE-A-BA.”




Ogni epoca ha la sua "ricetta" – anche se gli scherzosi versi di Rubino precedono di un ventennio lo scolastico imperio dell’abbecedario 1948 – , ogni età la sua a, b,c … un argomento mai esaurito a cui, credo, si possa tornare il prossimo settembre. Con l’inizio dell’autunno ci abbandoniamo invece a sognanti voli tra le stagioni … chissà che non si possa discuterne a caldarroste e vino novello.
marta

1 commento:

  1. Sempre a proposito di abecedari è stato appena ripubblicato da Donzelli un bellissimo libro di Nikolaus Heidelbach "COSA FANNO LE BAMBINE". Dello stesso illustratore si è aperta un'importante mostra a Roma fino al 20 novembre dal titolo "BAMBINI DALLA A ALLA Z" e curata da Hamelin.

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